30° ANNIVERSARIO della morte 

del Prof. Dott. Ing. MARCO TODESCHINI

NOSTRO ARTICOLO GENTILMENTE PUBBLICATO

SU L'ECO DI BERGAMO DELL'11 OTTOBRE 2018


In occasione del 30° anniversario della morte del “nostro” Prof. Dott. Ing. Marco Todeschini, ci piace riproporre anche un articolo tratto dal settimanale OGGI del 16 febbraio 1950, all’indomani della pubblicazione della sua opera fondamentale La Teoria delle Apparenze, nel quale vengono illustrate in modo davvero encomiabile sia la figura che le teorie dello scienziato bergamasco.

Questo articolo descrive in modo semplice, alla portata di tutti, ma allo stesso tempo in maniera esaustiva, quelle che furono la genesi e la sostanza della teoria todeschiniana “delle apparenze”, destando nei lettori quel sentimento di emozione e meraviglia che solo le grandi opere ed i grandi personaggi sanno suscitare.

Nell’occasione vogliamo anche ricordare Antonella, figlia dello scienziato, scomparsa da poco, che sarebbe stata certamente felice di poter partecipare a questa importante ricorrenza.

OGGI – Milano – 16 febbraio 1950

 

HA SCOPERTO L’UNIVERSO NEL GORGO DI UN FIUME

 

Un ingegnere di Bergamo, Marco Todeschini, contesta ad Einstein la priorità della sintesi universale Allorché, il mese scorso, i giornali annunziarono, a grandi titoli, la nuova teoria di Einstein e trascrissero le quattro operazioni con le quali il fisico di Princeton unificava i fenomeni dell’universo astronomico con quelli che governano il mondo dell’atomo, e insieme proclamarono, con meraviglia e stupore, che una grande sintesi era stata compiuta nel campo del sapere umano, ci fu un uomo a Bergamo che non si meravigliò affatto della cosa, e, dato uno sguardo alle quattro formule di Einstein, fece sapere alla stampa che si trattava di roba vecchia e superata, egli l’aveva già compiuta da alcuni anni; non solo: ma che, mentre le equazioni einsteniane aspettavano ancora una conferma sperimentale, egli ne aveva di migliori già sperimentate, controllate e pubblicate in un ponderoso volume, La teoria delle apparenze, edito da qualche mese. (continua)




ROCCO VITTORIO MACRI'

 

In occasione della ricorrenza de 30° anno dalla morte del Prof. Dott. Ing. Marco Todeschini, ci piace proporre ai nostri affezionati lettori due recenti volumi redatti da un suo grande ammiratore ed allievo nei quali, nella lucida disamina dell'attuale situazione scientifico-flosofica, egli ricorda e ripropone il pensiero psico-bio-fisico todeschiniano.


I libri sono in vendita in tutt’Italia e in Europa continentale, oltre che nel Regno Unito, America, Australia, Nuova Zelanda e Canada attraverso Amazon et similia, sia in formato cartaceo che in formato elettronico. Sito: www.episteme3.org.


Smentita la terza legge di Newton. Ma c'è il trucco

Un team di scienziati tedeschi batte il principio di azione e reazione con un particolare sistema di laser e fibre ottiche. E con l'aiuto di un trucco fisico ai confini della fantascienza.

Fonte: Focus 

Isaac Newton è stato sconfitto: un team di ricercatori tedeschi è recentemente riuscito a dimostrare che, in particolari casi, il terzo principio della dinamica non funziona. Peccato che per riuscire a incastrare lo scienziato inglese i suoi colleghi contemporanei abbiano barato, almeno un po’. Ma andiamo con ordine.

 

La terza legge di Newton: il principio di azione e reazione

La terza legge di Newton si applica ai sistemi inerziali, quei sistemi cioè in cui un punto non sottoposto a forze manterrà il suo stato di quiete, per esempio un libro sopra un tavolo.

 

Ebbene, in questi sistemi, ad ogni forza prodotta in un corpo corrisponde una forza su altro corpo uguale e contraria. Un classico esempio è quello delle palle da biliardo, che quando si scontrano schizzano via in direzioni opposte.

 

Se la luce è più veloce della luce

Ulf Peschel e i suoi colleghi dell’Università di Erlangen-Norimberga sono però riusciti a far scontrare degli impulsi laser all’interno di un circuito di fibre ottiche evitando l’effetto “palla da biliardo” e battendo così sul campo un principio fisico stabilito nel 1687.

 

Ma per riuscire a dimostrare questo effetto hanno dovuto conferire alla luce una massa, piccola, piccolissima, ma pur sempre maggiore di zero. E qui sta il trucco.

 

Già la NASA all’inizio degli anni ‘90 aveva cercato un modo per superare il principio di azione e reazione: a livello teorico, se uno dei due corpi avesse massa negativa, dopo lo scontro accelererebbero entrambi nella stessa direzione. Se le due masse continuassero a interagire si avrebbe un’accelerazione continua, che prima o poi spingerebbe le due masse a velocità superiori a quelle della luce.

 

Questa speculazione è alla base dei motori a curvatura (se vi ricordano Star Trek avete ragione: cliccate qui per saperne di più), la cui realizzazione si scontra però con un altro principio fisico: una massa non può avere un valore negativo. Anche l’antimateria, le cui particelle hanno carica e spin opposto a quello della materia, ha massa positiva.

Quanto pesa la luce?

Ciò che hanno fatto Peschel e i suoi collaboratori è stato dotare di massa i fotoni, cioè le particelle di luce. O, meglio, hanno fatto sì che i fotoni si comportassero come se avessero una massa. Per ottenere questo risultato hanno sparato gli impulsi laser attraverso uno speciale cristallo, che attraverso un complicato gioco di riflessioni e rifrazioni li ha, di fatto, rallentati conferendo loro proprietà fisiche uguali a quelle di particelle dotate di massa.

Giocando sulla forma delle onde luminose e sulla struttura del cristallo i ricercatori sono riusciti a creare impulsi di luce con “massa virtuale” negativa e a farli scontrare con quelli a “massa virtuale” positiva. Per ottenere l’interazione tra queste strane entità fisiche avrebbero però avuto bisogno di cristalli straordinariamente lunghi.

Gli scienziati hanno ovviato al problema realizzando due anelli in fibra ottica disposti a 8, di cui uno leggermente più piccolo dell’altro e vi hanno sparato dentro gli impulsi laser nella stessa direzione. Nel punto di contatto gli impulsi del primo anello cedono alcuni fotoni all’impulso del secondo: dopo qualche loop si viene a creare uno schema di interferenza tale per cui uno dei due impulsi ha massa positiva e l’altro negativa.

Quando l’impulso a massa positiva e quello a massa negativa si scontrano a loro volta, accelerano effettivamente nella stessa direzione, in barba alla terza legge di Newton. E ad ogni passaggio accelerano sempre di più.

 

I computer di dopodomani

Mantenendo il loop all’infinito, gli scienziati hanno di fatto realizzato qualcosa di molto simile a un minuscolo motore a curvatura. Servirà a costruire le astronavi del futuro? Probabilmente no, ma secondo Peschel potrebbe servire per costruire computer molto più veloci di quelli attuali. Per esempio conferendo una massa virtualmente negativa agli elettroni presenti nei semiconduttori dei circuiti elettronici e dei processori. Oppure per costruire display laser di nuova generazione, in cui il loop controlla la lunghezza d’onda dei fotoni e quindi il colore della luce.

“Ma”, avverte lo scienziato “l’applicazione pratica di questo studio potrebbe essere decisamente complessa”.

Rebecca Mantovani



di Michele Falzone

STEPHEN W. HAWKING in "La grande storia del tempo" Guida ai misteri del cosmo, scrive:

 

La teoria della relatività generale descrive la forza di gravità e la struttura dell’universo su larga scala, vale a dire, in ordini di grandezza che vanno da pochi chilometri a milioni di milioni di milioni di milioni (1 seguito da 24 zeri) di chilometri, le dimensioni dell’universo osservabile.

 

La meccanica quantistica, d’altro lato, si occupa dei fenomeni che accadono su scala estremamente ridotta, come un milionesimo di milionesimo di centimetro. Sfortunatamente, però, sappiamo che queste due teorie sono in contraddizione tra loro e non possono quindi essere entrambe corrette. Uno dei più grandi sforzi della fisica odierna (che è anche l’argomento principale di questo libro) è quello della ricerca di una nuova teoria che le includa entrambe: una teoria quantistica della gravità. Noi non possediamo ancora una tale teoria, e può darsi che debba passare ancora molto tempo prima che venga scoperta, ma conosciamo già parecchie delle proprietà che essa dovrebbe avere. 

 

(continua cliccando sull'immagine)

 



rappresentazione “artistica” di un fotone

Paolo Giovanetti,

un caro amico nostro oltre che “Amico di Todeschini”, ci ha onorato di farci partecipi di un suo apprezzabilissimo lavoro dal titolo “Teoria dei Vortici Sferici”, nel quale unisce il suo non comune sapere scientifico e filosofico ad una sorprendente capacità di illustrare, sia con il testo ma soprattutto con le immagini, una sua originale teoria cosmogonica.

 

E’ con grande piacere che segnaliamo questo testo, che potrete reperire e acquistare in rete, certi che lo troverete, per la sua particolarissima impostazione, di piacevole lettura oltre che interessante dal punto di vista scientifico.

 

  (Cliccare sulla copertina)

(rappresentazione “artistica” di un fotone)


FILMATO DELLA RELAZIONE DEL CIRCOLO

ALLA CONFERENZA DI CATANIA

 "OLTRE I LIMITI DELL'UOMO"

 

03 LUGLIO 2016

 

(cliccare sulla locandina)


MARCO TODESCHINI - Tra Fisica e Metafisica

di FIORENZO ZAMPIERI

VERSIONE EBOOK - PER SCARICARLO DIGITARE SUL VOSTRO BROWSER PREFERITO:

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LIBRI su MARCO TODESCHINI

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è necessario inviare una mail all'indirizzo di posta del Circolo:

staff@circolotodeschini.com

 




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