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FISICI SENZA CORAGGIO!

NOSTRO COMMENTO ALLA NOTIZIA SULLA SCOPERTA DELLE ONDE GRAVITAZIONALI

La scoperta delle onde gravitazionali ripropone il dilemma: Spazio vuoto o Spazio pieno? Spazio-Tempo o Etere Cosmico?

Riemerge perciò a pieno titolo la Teoria Fluidodinamica dello Spazio ideata dal Prof. Marco Todeschini di Bergamo.

 

E’ di questi giorni la notizia riportata da tutti i media internazionali della rilevazione delle onde gravitazionali che conferma l’ipotesi della loro esistenza già formulata da Einstein circa un secolo fa nella sua Teoria della Relatività Generale. Tale scoperta rappresenta un progresso scientifico davvero eccezionale che apre nuovi orizzonti alla conoscenza dell’Universo, ma che propone anche vecchi e nuovi interrogativi sulla sua complessità e realtà fisica.

Leggendo i vari commenti e reportage su questa scoperta si nota immediatamente una comune chiave di lettura che, almeno nel sottoscritto, suscita un certo imbarazzo per quelle conoscenze scientifiche che pensavo fossero consolidate.

Per meglio spiegarmi riporto, molto sinteticamente, quanto si legge in merito su alcuni importanti quotidiani:

 

Da “La Repubblica

Le onde gravitazionali si sono propagate alla velocità della luce sotto forma di vibrazioni della trama dello spazio-tempo.

Le onde gravitazionali descritte da Einstein comportano che:

- l’universo è composto da una trama di spazio e tempo

- il movimento di grandi masse crea delle perturbazioni in questa trama

- le perturbazioni si propagano come onde in uno stagno

- viaggiano alla velocità della luce

- masse molto grandi: creano onde sufficientemente grandi da poter essere osservate con i nostri strumenti

 

Dal “Corriere della Sera

Lo spazio che si muove e s’increspa come un lago.

Sono onde un po’ simili a quelle elettromagnetiche, ma anche qualcosa di diverso e strano: sono oscillazioni dello spazio. Lo spazio si increspa e oscilla come la superficie di un lago.

Osservare queste deformazioni dello spazio è semplice, basta prendere due oggetti appesi a un filo e misurare con precisione la distanza fra loro. L’onda gravitazionale fa cambiare, oscillare, la distanza, perché lo spazio si stira e si tira come un filo per stendere che oscilla al vento.

 

Da “La Stampa

Finora eravamo abituati a osservare la struttura dello spazio-tempo come un oceano calmo. Adesso, invece, l’abbiamo visto in piena tempesta.

Conosciamo appena il 5% di ciò che esiste nell’Universo ed è ciò che chiamiamo materia. Il restante 95% è rappresentato da materia oscura ed energia oscura. Almeno una parte di queste componenti misteriose potrebbe essere costituita da un qualcosa che, essendo dotato di massa, produce onde gravitazionali.

L’onda gravitazionale è generata da movimenti di masse e quindi è intuitivo che, per converso, mette in movimento le masse che questa raggiunge.

 

Mi sembra chiaro che per chi poco o nulla conosce dello Spazio-Tempo, l’immagine che ne riceve da queste descrizioni è quella di un qualcosa di fisicamente reale, simile ad un mare infinito, agitato da moti ondosi, nel quale “galleggia” e si muove la “materia”.

Fino ad oggi però, la Fisica, da Newton a Einstein, ci aveva inculcato il concetto del “vuoto cosmico”,chiamato con il più moderno nome di “Spazio-Tempo”, nel quale non vi può essere alcun tipo di substrato spaziale in quanto di ostacolo al movimento degli astri, capace però di deformarsi in presenza di grandi masse dando origine con tali deformazioni ai moti astronomici dei corpi celesti.

E allora? Quale dev’essere, alla luce di queste considerazioni, il concetto dello Spazio? Vuoto o pieno? Poiché entrambe le ipotesi non si possono assumere, «per la contraddizion che nol consente», come direbbe Dante, quale dobbiamo considerare nel prossimo futuro come la più fondata?

A questo punto, per redimere tale incertezza, mi permetto di avanzare un suggerimento:in merito ci può venire in aiuto la Teoria Fluidodinamica dello Spazio del Prof. Marco Todeschini di Bergamo, contenuta nel suo magistrale lavoro dal titolo “La Teoria delle Apparenze” e magnificamente illustrata nell’altro suo testo intitolato “Psicobiofisica”.

Mi sia concesso perciò di riprodurre un brano ricavato da quest’ultimo libro nel quale Todeschini illustra con chiarezza disarmante i concetti fondamentali delle sueidee sulla gravità e sulla struttura dell’Universo.

 

A pag. 28 e segg. del volume Psicobiofisica edizione 1974:

 

…gli scienziati concepirono un campo circostante la materia come costituito di spazio vuoto, che possiede sia la proprietà di essere sede di forze di varia natura, sia quella di trasmettere onde elettromagnetiche.

A questo punto Einstein fece fare a questa concezione un balzo ancor più azzardato immaginando la gravitazione come la conseguenza del carattere non euclideo del continuo costituito dallo spazio e dal tempo.

Egli pensò che le linee che possono essere descritte nello spazio-tempo e che caratterizzano la sua struttura (linee universali), non sono altro che la traduzione geometrica delle leggi del movimento naturale dei diversi punti materiali esistenti, traduzione che comprende gli spazi percorsi ed i tempi impiegati a percorrerli. Sappiamo che se questi movimenti naturali fossero rettilinei ed uniformi gli uni rispetto agli altri, lo spazio-tempo sarebbe euclideo, ma essi non lo sono e perciò egli chiamò gravitazione la causa dei movimenti dei corpi che invece di correre su rette parallele, cadono o rivoluiscono gli uni rispetto agli altri.

Orbene la teoria di Einstein, invece di attribuire questi movimenti ad una causa che ha nome «gravitazione» (attrazione tra le masse), si limita a constatare il fatto che la presenza di queste masse modifica i movimenti nello spazio-tempo di altre masse, ossia modifica la struttura geometrica di questo spazio-tempo.

In parole più chiare l'effetto di una massa materiale, secondo Einstein,non è,come pensò Newton, quello di produrre intorno a sé delle forze di gravità, bensì quello di produrre delle curvature nel continuo costituito dallo spazio e dal tempo. Con tale concetto un pianeta non è più deviato dal suo moto rettilineo ed uniforme dall'azione delle forze di gravità, come riteneva Newton, ma bensì viene deviato a causa delle curvature dello spazio-tempo. In questo spazio-tempo così deformato la linea più breve tra due punti non è più la retta, come è nello spazio euclideo, bensì la curva speciale prodottavi dalle masse introdotte.

La massa materiale del Sole avrebbe quindi la proprietà di produrre nello spazio vuoto tridimensionale circostante delle curvature ellittiche che servirebbero da binari ai pianeti in corsa ed altresì la proprietà di provocare e mantenere il loro moto su tali curve. L'ipotesi di Einstein che la materia abbia la proprietà di curvare lo spazio-tempo, cioè di tracciare in esso le traiettorie che descrivono i pianeti nel tempo, non è quindi sufficiente come ritengono molti a spiegare il loro moto di rivoluzione, perché occorre egualmente ammettere che lo spazio circostante al Sole sia sede di forze, oppure abbia accelerazioni equivalenti.

In altre parole non basta costruire i binari curvi e mettervi sopra il treno, ma occorre anche spingerlo con una forza se si vuole che esso corra su quelle curve chiuse, ed inoltre bisogna ancorare i binari a qualche cosa se essi debbono resistere alle forze centrifughe sviluppate dal mobile in corsa. Con ciò voglio chiarire che per spiegare i moti naturali dei corpi non basta che la materia condizioni le proprietà geometriche dello spazio che la circonda,ma occorre anche che essa ne condizioni le proprietà dinamiche in ogni punto. Una geometria connessa alla materia non è quindi sufficiente a spiegare i moti considerati e non si può ritenere d'aver unificato solo con essa la spiegazione dei fenomeni.

Il fatto che Einstein abbia chiarito essere indifferente l'ammettere che un pianeta nel percorrere la sua orbita acceleri rispetto al Sole,oppure l'ammettere che si sviluppi tra di loro una forza attrattiva, non ci spiega affatto come i pianeti abbiano acquistato quelle accelerazioni,oppure le equivalenti forze.

Ora se si ammette che in uno spazio vuoto tridimensionale una massa possa essere soggetta ad accelerazioni od a forze equivalenti, è inutile pensare che lo spazio debba costituire un tutto unico col tempo e debba essere curvo, perché un corpo sottoposto ad accelerazioni o forze opportunamente orientate può descrivere qualsiasi traiettoria senza bisogno di supporre uno spazio-tempo curvo.

L'ammettere uno spazio-tempo vuoto, sia pur distorto dalle traiettorie dei pianeti, ma immobile rispetto ad essi, cioè senza accelerazioni relative,ci porta ad annullare tutte le forze; d'altra parte l'ammettere uno spazio-tempo distorto e vuoto che abbia accelerazioni rispetto ai pianeti,ci porta allo sviluppo di quelle forze gravitazionali osservate,ma ci costringe a considerare tale spazio mobile e sostanziato di densità,ipotesi che Einstein invece ha scartato energicamente. Questo scienziato quindi è stato costretto ad introdurre oltre alle curvature dello spazio-tempo, le forze di campo equivalenti alle accelerazioni. Ma con ciò egli ha mantenuto la gravitazione senza spiegarla, trasferendone solamente l'origine dalle masse materiali, ove Newton la riteneva,allo spazio deformato dal campo gravitazionale.

Egualmente con la sua recente teoria del campo antisimmetrico, egli non ha spiegato la forza elettromagnetica, ma ne ha solamente trasferito l'origine dalle masse materiali, ove il Coulomb la riteneva, allo spazio circostante ulteriormente deformato dal campo elettromagnetico.Sorgono quindi le seguenti giustificate domande: Come è possibile che lo spazio-tempo vuoto, cioè il nulla, possa curvarsi e possa offrire resistenza alle forze centrifughe dei corpi in movimento? Perché la materia produce il campo e perché questo deforma lo spazio?

A questi quesiti né Einstein, né i fisici moderni danno risposta, né cercano di darla, convinti che la mente dell'uomo non potrà mai farlo.

Ora noi sappiamo che anche per accelerare un corpo in uno spazio dove esiste il vuoto atmosferico, occorre una forza, quindi ne consegue che anche lo spazio privo di qualsiasi gas ha una densità, si comporta quindi come se fosse pieno.

Si potrà obiettare che l'ipotesi di uno spazio cosmico fluido denso e mobile è del tutto gratuita in quanto i suoi movimenti non si vedono e sono dedotti solamente dagli effetti delle loro azioni sui corpi materiali.

Ma anche le forze e le curvature che i fisici moderni suppongono nel loro spazio vuoto ed immobile non si vedono e sono dedotte solamente dagli effetti delle loro azioni sui corpi materiali!

In verità, come un turbine di aria o le equivalenti forze che esso trasmette non si vedono, ma solamente si possono dedurre dal movimento vorticoso dei granelli di polvere che sollevano e roteano in alto, così un turbine astronomico di spazio o le equivalenti forze non si possono vedere e si possono desumere solo dal movimento degli astri che il turbine o le equivalenti forze producono.

Da quanto sopra appare evidente anche al più miope degli intelletti,che le azioni di uno spazio fluido denso e mobile sono equivalenti a quelle di uno spazio vuoto ed immobile, ma sede di forze variabili. Su questo punto si possono conciliare le opposte tesi dei sostenitori del pieno e del vuoto.

In verità gli scienziati moderni, attribuendo allo spazio vuoto ed immobile tutte le proprietà dinamiche dello spazio fluido e denso, vengono a concordare perfettamente sulla equivalenza delle loro ipotesi con la mia.

Cerchiamo ora di dimostrare tale equivalenza. Immaginiamo perciò uno spazio riempito di acqua, situato in un luogo dell'universo privo di campi di gravitazione, oppure dove opposti campi gravitici si facciano equilibrio e supponiamo che entro tale ambiente liquido vi sia un'enorme scatola col fondo costituito da una rete metallica.

Se la scatola e il liquido in cui è immersa, sono entrambi immobili, o meglio non hanno movimenti relativi l'una rispetto all'altro, nessuna azione dinamica si sviluppa tra di loro; ma se invece la scatola resta immobile ed il liquido accelera rispetto ad essa verso il basso, filtrando attraverso la rete di fondo, preme su di essa con forza proporzionale alla accelerazione. Un palombaro che fosse dentro la scatola, investito da questa corrente liquida, verrebbe spinto verso il fondo del recipiente e premuto contro di esso. Se egli non fosse in grado di vedere il movimento del liquido che investe la sua corazza, potrebbe pensare di essere attratto da una forza che emana dal fondo della scatola e come Newton crederebbe di essere soggetto d'attrazione di una misteriosa forza di gravità.

Il nostro palombaro, dall'alto di una torre pendente, come quella di Pisa, elevata da lui sul fondo della scatola enorme, potrebbe, come Galilei, abbandonare nell'ambiente degli oggetti vari e constatare che essi cadono verso il basso con uguale accelerazione.

Gli stessi effetti si produrrebbero se viceversa la scatola, invece di restare ferma, assumesse la medesima accelerazione verso l'alto contro il liquido immobile.

E’ evidente che se invece dell'acqua vi fosse un altro liquido o gas di minore massa, ossia di minore densità, la forza da esso esercitata nel fluire verso la scatola sarebbe minore. Infatti diminuendo sempre più la massa del fluido, cioè la sua densità, ferme restando le caratteristiche del reticolo di fondo e l'accelerazione, diminuisce anche la forza, sicché nel vuoto, assoluto, essendo la massa e la densità nulle, l'accelerazione relativa tra lo spazio e la scatola non dovrebbe produrre su questa alcuna forza. Poiché Einstein ci assicura viceversa che se la scatola accelera verso l'alto in uno spazio cosmico privo di qualsiasi gas, cioè vuoto, tutti i corpi che sono dentro di essa cadono verso il fondo e premono su di esso con una forza che può essere interpretata come gravitazione emanante da essa, è segno che lo spazio interastrale cosmico ritenuto vuoto assoluto, è invece pieno, cioè dotato di una ben precisa densità e massa.

Questa conclusione potrà sembrare strabiliante quanto si vuole, ma è in perfetta rispondenza alle leggi fluidodinamiche ed a quella dell'inerzia del Newton, ed inoltre è una logica applicazione del principio di equivalenza einsteniano tra gli effetti di un campo gravitico che risulta dal supporre lo spazio vuoto ed immobile ma sede di forza, e gli effetti dell'accelerazione relativa tra la massa che quel campo produce e quelle che la circondano…

 

Tutto ciò mi sembra estremamente chiaro, comprensibile ed estremamente logico.

Ecco dove viene meno il “coraggio” dei fisici: non voler considerare ipotesi alternative a quelle che l’establishment scientifico mondiale ha stabilito essere verità intoccabili ed inviolabili nonostante evidenti insufficienze ed incompletezze.Sono molte le teorie sviluppate da studiosi di tutto il mondo che propongono, in modo molto serio, concezioni del Creato originali ma compatibili con i risultati sperimentali che il progresso delle ricerche continuamente offre. Personalmente cito il nostro Todeschini per il fatto che i suoi studi mi hanno profondamente persuaso, ma molti altri sono stati e sono tutt’ora impegnati a tentare vie nuove e più coerenti con realtà logiche e comprensibili e di questi numerosi sono italiani!

Ci sorprende poi che sempre, ad ogni nuova scoperta fisica, non si perda occasione per esaltare Einstein e la sua Relatività come se nel ribadire i concetti di quella, che è pur sempre una “Teoria”, si accrediti sine qua non la valenza della scoperta stessa. Non ho nulla contro Einstein ovviamente ma è certamente stucchevole quest’atteggiamento adulatorio che oltretutto, nel ribadire ogni volta che “già Einstein lo disse”, riduce i meriti proprio di chi studia, lavora e genera nuove scoperte.

 

Zampieri Fiorenzo

Biografo del Prof. Marco Todeschini

Con il contributo del

Circolo di Psicobiofisica

Amici di Marco Todeschini 


"DOSSIER" DI BELLA - TODESCHINI

GLI ESPERIMENTI DEL PROF. ALFIO DI BELLA CONFERMANO LA VALIDITÀ ED IL FUNZIONAMENTO DEL DISPOSITIVO SEMOVENTE A MASSE ROTANTI.

Nell’ambito del 7° Simposio di Idrodinamica Navale svoltosi a Roma nell’agosto del 1968, Di Bella illustra con dovizia di particolari e formulazioni fisico-matematiche i molteplici esperimenti effettuati nel 1967 con i mezzi, le attrezzature e la collaborazione del personale dell’Università di Architettura Navale di Genova al fine di testare il dispositivo a masse rotanti di sua invenzione. Esaminando il documento risalta però immediatamente l’evidenza della perfetta similitudine dell’apparato del Di Bella con quello del Todeschini, il che giustifica la ben nota rivendicazione fatta da quest’ultimo, attraverso i quotidiani e riviste dell’epoca, sulla priorità di tale ritrovato in quanto da lui già realizzato e brevettato nei primi anni ’30 del 1900.

LETTERE APERTE AGLI AMICI DI MARCO TODESCHINI DEL CIRCOLO DI PSICOBIOFISICA

di MICHELE LEONARDI

Una rivisitazione in retrospettiva del lungo confronto, svoltosi nell'arco di circa due secoli, che ha portato come sappiamo alla affermazione delle teorie della fisica contemporanea, essenzialmente basate sul concetto di spazio-vuoto e su un materialismo che ormai non ha più freni, capace di spacciare qualsiasi menzogna come perla di verità.


ESPERIMENTI OTTICI EFFETTUATI NEL 1961

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

A riprova della composizione della velocità della luce con quella del mezzo che la attraversa.

Raccolta di articoli tratti da quotidiani, riviste e testi vari. 

Articoli a confronto

1° ARTICOLO: NEMO PROPHETA IN PATRIA

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

L'articolo. Un ringraziamento particolare al Sig. G. Marchi.
L'articolo. Un ringraziamento particolare al Sig. G. Marchi.

Proponiamo il nostro articolo (in originale e trascritto quì sotto) apparso pochi giorni fa sul "Giornale di Bergamo" a commento della mancata menzione di Marco Todeschini all'interno dell'importante manifestazione: "Bergamo scienza" in corso in questo periodo.

Troviamo davvero riprovevole tale mancanza e certamente non comprensibile per uno dei figli migliori ai quali questa terra ha dato i natali e che può invece certamente a buon diritto vantare come tra i più illustri.

2° ARTICOLO: LA VERITA' DI TODESCHINI SU EINSTEIN

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

Una triplice intervista a Todeschini, apparsa nel 1955, sulle pagine del "Giornale del Popolo" di Bergamo. 

Lo scienziato bergamasco infatti, oltre ad avere allora piena ospitalità e una giusta ribalta locale, nazionale ed internazionale, spiegava in quella sede, evidentemente più umile di oggi, la sua verità su Einstein.

RACCOLTA DI ARTICOLI SUL MOTORE A FORZA PROPULSIVA CENTRIFUGA DI TODESCHINI

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

Tratti da quotidiani, riviste, testi vari e rigorosamente trascritti in ordine cronologico.

 

DIMOSTRATA LA MATEMATICA DEL MONDO PSICHICO

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

Dal periodico bimestrale "Conoscenza" edito nel 1974.

COME IO VEDO IL MONDO... "VERSIONE TODESCHINIANA"

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

Parafrasando il celeberrimo libro di A. Einstein "Come io vedo il mondo", Marco Todeschini ha intitolato allo stesso modo l'ultimo capitolo del suo Bollettino d'Informazione Scientifica: "Einstein o Todeschini?". Evidentemente i contenuti sono diametralmente opposti, ma questo modo di proporre le sue teorie, manifesta, una volta di più, un certo spirito polemico e di contrapposizione , verso colui che la scienza accademica ha posto su di un piedistallo assolutamente inamovibile.

 

LA FISIOLOGIA UMANA SECONDO LA PSICOBIOFISICA - L'UOMO ELETTRICO

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

In questo opuscolo presentiamo numerosi articoli di riviste e quotidiani che riportano notizia di quanto Todeschini andava esponendo nelle sue conferenze e nei suoi testi in merito alla costituzione elettronica del corpo umano.

 

INVENZIONI ED INVENTORI GIUDICATI DA MARCO TODESCHINI

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

Nella sua lunga carriera di scienziato il nostro ing. Marco Todeschini, ha avuto l’opportunità di essere chiamato a “giudicare” l’opera di numerosi studiosi, ricercatori, inventori, che, rifacendosi o meno alla sua Teoria, si cimentarono in progetti scientifici alternativi.

In questo documento ne presentiamo alcuni venuti alla ribalta attraverso articoli di riviste e quotidiani nei quali viene descritto il loro lavoro.

Negli articoli proposti viene citato anche il parere espresso dal Todeschini in merito a tali esperimenti, dandoci modo di conoscere un ulteriore aspetto dello scienziato bergamasco.

Inoltre la lettura di questi testi fornisce l’opportunità a chi ne fosse interessato, di conoscere un “mondo” nascosto e dimenticato, nel quale vissero e operarono personaggi che dedicarono la vita a costruire e realizzare il sogno di tutti e cioè l’energia a basso costo se non addirittura gratuita.

 

IL "QUASI" NOBEL ED IL PENSIERO SU EINSTEIN

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

Per il mese di settembre 2010 abbiamo preparato due documenti particolari. Il primo riguarda una lettera, riprodotta dall'originale, scritta da Todeschini al direttore di un giornale tedesco, con la quale respinge un tentativo diffamatorio nei suoi confronti e, allo stesso tempo, ribadisce il suo pensiero su Einstein.
il secondo documento, invece, contiene la trascrizione di alcuni articoli comparsi su quotidiani e riviste italiane, tra il 1961 e il 1974, nei quali veniva riportata la notizia della probabile assegnazione del Premio Nobel  per la scienza a Marco Todeschini. A riprova della notorietà e della riconosciuta serietà attribuita, dal mondo scientifico dell'epoca, alla sua Teoria.


ARTICOLO DI TODESCHINI DEL 1960

(documento richiedibile all'indirizzo del Circolo)

Presentiamo ai nostri affezionati lettori un articolo dal titolo "CRISI, RIFORMA ED UNIFICAZIONE DELLE SCIENZE FISICHE" scritto da Marco Todeschini nel lontano 1960 sulla rivista filosofica "SOPHIA" di Padova. Nonostante il tempo trascorso la lettura di questo scritto dà ancora modo di riflettere sullo stato della scienza attuale. Ci consente comunque di affinare ancora di più la conoscenza del pensiero del nostro "Maestro".

MOVIMENTO PSICOBIOFISICO

Nell'ambito delle iniziative volte a promuovere la nuova scienza unitaria scoperta da Marco Todeschini, fu fondato il MOVIMENTO PSICOBIOFISICO, col quale si voleva tenere aggiornati degli sviluppi scientifici della nuova teoria tutti gli appassionati studiosi che volevano aderirvi. Quello che segue è il primo numero nel quale si raccolgono già le prime testimonianze di quanti per primi furono introdotti alla nuova scienza.

LA POESIA DI TODESCHINI

di F. Zampieri
di F. Zampieri

Ricordando Marco Todeschini scienziato e... POETA!

Un lato inedito, a parer nostro, di grande interesse, dello scienziato.

 

 

(clicca sull'immagine...)

PREFAZIONE DI MASSIMO TEODORANI AL LIBRO: "MARCO TODESCHINI" DI FIORENZO ZAMPIERI

M. Teodorani
M. Teodorani

 

 


          Le ricerche e la visione di Marco Todeschini sulla struttura intima della realtà sono un patrimonio di conoscenza inestimabile per l’umanità, e sicuramente sono state un dono alla scienza accademica. Purtroppo questo scienziato ebbe la sfortuna di esplicare il suo genio in un ambiente accademico pretenzioso e fatto di “certezze assolute e indiscusse”, e soprattutto in un momento storico della scienza in cui tramite l’opera di Bohr per la meccanica quantistica e quella di Einstein per la teoria della relatività, la fisica stava attraversando un momento di particolare fibrillazione. L’attenzione del mondo era dunque tutta concentrata sulle due teorie del momento. E si trattava di teorie tra loro antagoniste che ancora oggi – con l’eccezione della teoria delle superstringhe e di quella dei “twistor” (teorie che comunque non sono state ancora pienamente accettate dal mondo accademico) – nessuno è mai riuscito a conciliare. Ma il pensiero, le deduzioni scientifiche sempre fondate sulla logica, la coerenza, la concretezza e il rigore, così come le svariate sperimentazioni e i progetti tecnici dell’Ingegner Marco Todeschini, nacquero paradossalmente in un momento in cui il mondo della fisica aveva maggior bisogno di una visione unitaria. Tuttavia certi paradigmi monolitici erano talmente incrollabili ed universalmente accettati all’interno della comunità accademica, che si preferiva non metterli in discussione anteponendo loro dei “terzi incomodi”, anche se poi la visione scientifica standard del mondo conteneva e contiene tuttora in sè delle contraddizioni e una mancanza di continuità quando si passa dallo studio del mondo microscopico a quello del mondo macroscopico. E’ la scienza fisica stessa che è frammentata, ed è proprio per questa ragione che essa non riesce a tendere verso una visione unitaria. Sappiamo che l’universo è governato da quattro forze fondamentali, ma non siamo ancora in grado di unificarle in una sola, se non giungere a delle contraddizioni o a dei punti apparentemente senza via di uscita. Ma ai tempi di Todeschini, come ai nostri, ciò che contava era la rappresentazione formale delle cose e non il loro reale carattere ontologico. Todeschini era invece riuscito a conciliare i due aspetti, effettuando esperimenti veramente ingegnosi con i quali lui tentava laboriosamente e tenacemente di comprovare e di rappresentare con semplici equazioni una realtà non frammentata in spezzoni apparentemente senza collegamento, bensì una realtà completamente unificata e senza alcun bisogno di ricorrere al concetto di “forza”, se non comprendendone il vero significato di apparenza sotto cui si cela una realtà ben più vasta.

Il problema (e al contempo la fortuna) di Todeschini è che egli aveva messo in dubbio il concetto di “vuoto”, che tanto fondamentale era per la teoria della relatività e il concetto di “forza”, che aveva costituito fino ad allora il pilastro della meccanica Newtoniana, la quale rimaneva comunque una realtà vera solo localmente ma che poi veniva estesa dalla teoria della relatività: in tal modo la meccanica classica non poteva essere soppressa, per la semplice ragione che il concetto di “forza” veniva poi mantenuto anche se rielaborato dalla teoria della relatività. Per Todeschini al posto del vuoto  (inteso come vuoto assoluto senza nulla) esiste l’etere cosmico (inteso come fluido universale concreto dotato di una sua densità), e al posto delle forze ci sarebbero solo delle “apparenze”. I concetti di etere e di forza sono tra loro intimamente legati, dal momento che sono proprio i vortici che si sviluppano in continuazione all’interno dell’etere a generare la pura e semplice impressione della forza. Per cui il punto focale dell’intera scienza Todeschiniana era il fatto che il vuoto è un concetto di sola valenza epistemologica al fine di far tornare i conti relativi alle equazioni delle teorie dominanti dei suoi tempi, mentre l’etere è un concetto intimamente e ontologicamente legato alla realtà: anzi ne sarebbe alla sua radice. E infatti Todeschini, senza compromessi di sorta con ciò che “conviene fare”, si era impegnato a investigare veramente la natura della realtà, concentrandosi dunque su cosa è giusto e sensato fare, a costo di dover scardinare cariatidi scientifiche apparentemente incrollabili. Todeschini era molto sereno in tutto questo, dato che perseguiva solo una via per avvicinarsi alla scienza come “verità” e non come sola rappresentazione formale per descrivere le cose che vediamo del mondo.

In base a questa realtà scoperta da Todeschini, tutti i corpi dell’universo, dalle particelle elementari alle galassie, si muovono ed interagiscono tra loro non perché il vuoto dello spazio improvvisamente si attiva di magiche “forze”, ma perché questi corpi sono mossi e animati da vortici di etere in eterna rotazione, mentre le vibrazioni dell’etere genererebbero quelle che conosciamo come onde elettromagnetiche. Dunque si tratta di un etere in grado di mettere in moto non solo la materia ma anche di irradiare energia. Il punto veramente caratterizzante di questo modello di realtà è che i moti di questo etere sono in grado di attivare le sensazioni fisiologiche che ci permettono di percepire questa dinamica, mentre l’anima stessa starebbe alla base delle nostre percezioni. Questi vortici sarebbero allora all’origine della materia stessa, nata proprio come condensazioni di quell’etere eterno e divino che permea tutto l’universo da sempre. In questo ambito il processo della creazione sarebbe stato il risultato di una “magica mano” che avrebbe messo in moto il tutto in una sorta di moto perpetuo fatto di vortici, vibrazioni e percezioni sensorie. Nell’ambito del modello di Todeschini, dunque la fisica verrebbe unita alla biologia e alla fisiologia, mentre al contempo discipline astruse come la “psicologia” e la “parapsicologia” verrebbero spiegate razionalmente nell’ambito della dinamica dell’etere stesso e del suo interagire con l’essere umano nella sua globalità e non solo con il suo corpo. Alla fine il modello di Todeschini diventa realmente un modello unitario e coerente, dove non abbiamo l’unificazione di improbabili “forze”, ma l’unificazione tra il non-vivente, il vivente, il senziente e il cosciente.

Questa concezione della realtà interamente dominata dall’etere e dai suoi moti, è profondamente radicata nella concezione filosofico-religiosa delle civiltà orientali, quando ci parlano di un “Prana” che pervade l’universo, e che rappresenta anche il continuo soffio divino. Il concetto di “vortice” non è solo un parto della mente di Todeschini, ma è stato preso in esame anche da fisici che hanno operato poco tempo dopo di lui. Ciò dimostra che questa condivisione dei concetti di etere e di vortice sviluppati indipendentemente da parte di svariati ricercatori, deve per forza trarre le sue origini da una realtà realmente esistente, la quale, per varie vie, viene percepita da più scienziati nel corso del loro cammino verso la verità. Essi partono spesso da presupposti diversi nel loro percorso teorico-sperimentale, ma alla fine dei loro ragionamenti e delle loro deduzioni essi incontrano sempre gli stessi concetti: l’esistenza di un etere, la sua malleabilità, il suo carattere creativo e dinamico, l’energia che esso produce, e soprattutto il suo legame non solo con la materia bruta ma anche con la vita e l’anima degli esseri che ci vivono. Non si può a tal proposito non ricordare il pensiero e l’opera del grande fisico quantistico premio nobel Wolfgang Pauli, quando, collaborando assieme al grande psicologo analitico Carl Gustav Jung, tentò di unire assieme psiche e materia, studiando i misteriosi eventi sincronici che costellano la vita di tutti noi, allo scopo di unire in una unica scienza unitaria sia la psicologia che la fisica. E infatti Pauli affermava: "Oggi abbiamo le scienze naturali, ma non abbiamo più una filosofia della scienza. Dalla scoperta del quanto elementare, la fisica è stata costretta a rinunciare alla sua orgogliosa pretesa di poter dare una spiegazione teorica della totalità del mondo. Ma questa situazione difficile può contenere il seme di ulteriori sviluppi che correggeranno il precedente orientamento unilaterale e si indirizzeranno verso una visione unitaria del mondo in cui la scienza è soltanto una parte del tutto". Non si può non ammettere che questa affermazione di Pauli sia valida anche per il pensiero di Todeschini, non solo per il fatto che Todeschini con la sua “teoria Psicobiofisica” aveva intrapreso uno sforzo per inglobare in un modello unitario sia il mondo della materia che quello della vita e dello spirito, ma anche perché con la sua opera egli intendeva far presente che se la scienza manca di completezza, allora quella non è una scienza, o per lo meno è solo una scienza delle apparenze. Tutto ciò rientra in un disegno marcatamente olistico della scienza di Todeschini, dove la materia, l’energia, la vita e lo spirito vengono descritti in una unica scienza unitaria. Sicuramente questo concetto si rifà molto agli antichi, in particolar modo all’atomista Democrito, per il quale gli atomi si svilupperebbero proprio da vortici che si creano nel “vuoto” – in questo caso specifico non dissimile in sostanza dall’etere – il quale darebbe luogo alla formazione di atomi e oggetti di materia in un ciclo di trasformazione senza fine, di nascita, morte e rinascita. Ma l’idea di vortice e di etere è stata ripresa anche da altri scienziati come ad esempio i fisici Roberto Palmieri, Cesare Colangeli e Luigi Borello, secondo i quali se lo spazio fosse veramente vuoto, allora determinate forme di energia non avrebbero alcuna possibilità di trasmettersi attraverso lo spazio stesso, poiché venendo meno l’assorbimento di energia da parte della materia, verrebbero meno le “proprietà di memorizzazione” di qualunque evento che si verifica nell’Universo. Più recentemente, la teoria dei vortici sull’etere, è stata sviluppata anche per spiegare l’esistenza dei “fenomeni paranormali” – quelli che tra l’altro aveva studiato a fondo anche lo stesso Todeschini nell’ambito del quadro unificato della sua Psicobiofisica – da parte di fisici come il russo  A. E. Akimov. Akimov ha infatti sviluppato un modello molto sofisticato di fisica teorica che considera l’esistenza dei vortici nel vuoto quantistico – che come si sa non è realmente vuoto bensì costituito da un continuo ribollire di particelle e anti-particelle virtuali – i quali sarebbero creati da tutti gli oggetti dalle particelle alle galassie. Questo è davvero molto simile a quanto pensato da Todeschini, con la differenza che qui l’etere assume una connotazione molto aggiornata ai nuovi modelli della meccanica quantistica, mentre Todeschini ne fornisce una interpretazione sostanzialmente di fisica classica (fluidodinamica, per la precisione). Secondo Akimov i vortici creati dalle particelle e da altri oggetti materiali sarebbero anche dei veri e propri portatori di informazione denominati “onde di torsione” in grado di unire gli eventi fisici in maniera pressoché istantanea. Queste onde verrebbero ricevute anche dai neuroni del cervello, i quali sarebbero a loro volta anche in grado di crearne. In tal modo non solo le particelle vengono informate istantaneamente della presenza di tutte le altre, ma anche il nostro cervello. Secondo Akimov, dunque anche il nostro cervello è un trasduttore di campi di torsione. Ma se si esclude la differenza di trattazione tra Todeschini e Akimov, anche in questo caso ci troviamo di fronte allo stesso concetto di fondo: vortici di etere governano non solo la materia, ma anche la psiche tramite quella centralina elettronica (come la definiva Todeschini) che è il cervello, e viceversa.

Il fatto che anche altri, prima e dopo di lui, abbiano trattato sostanzialmente lo stesso concetto di base, ci fa veramente pensare che alcuni scienziati, come lo stesso Todeschini, non si limitano solo a pensare e a realizzare esperimenti, ma anche a “sintonizzarsi” in maniera molto profonda con l’universo stesso. Alla fine, seppur con la mediazione dell’epoca, delle credenze del tempo, e degli ultimi sviluppi di certi aspetti della fisica (come appunto la meccanica quantistica), si scopre che questi pochi fortunati che riescono a penetrare nel profondo la vera struttura della realtà, descrivono seppur in maniera diversa lo stesso identico meccanismo. Un meccanismo che ci dice che l’Universo è retto da leggi scientifiche e rigorose, ma anche che l’Universo e la Vita si compenetrano a vicenda proprio perché tutto nascerebbe da un ente spirituale in grado di plasmare l’etere (o “vuoto quantistico”, come viene chiamato oggi), un po’ come uno scultore mentre opera con la creta per poter creare le sue opere d’arte. Allora il vero scopo dello scienziato non è quello di descrivere sassi, gas, o pezzi frammentati di materia, misteriosamente animati da “forze”, ma quello di comprendere che dietro tutte le manifestazioni della natura – che noi percepiamo attraverso i nostri sensi – si cela una profonda Unità piena di Vita e di Spirito che collega tra loro tutte le parti. Al giorno d’oggi, concetti del genere vengono esplorati da diversi altri ricercatori come ad esempio il premio nobel per la fisica britannico Brian Josephson, quando si accorge che dietro le leggi apparentemente casuali e statistiche della meccanica quantistica, si celano leggi più grandi e senzienti che generano il meccanismo della Vita, un meccanismo che si sviscera dalla visione che noi abbiamo oggi del concetto di “etere”, ovvero il vuoto quantistico, che invece vuoto non è. Concetti del genere vengono a tutt’oggi ripresi anche dal fisico e filosofo dei sistemi ungherese Ervin Laszlo, ma erano stati considerati in maniera molto approfondita anche da grandi geni dell’elettromagnetismo come Nikola Tesla.

Perché allora citare in questa prefazione il pensiero di altri scienziati, quando invece si vuole introdurre la figura scientifica di Marco Todeschini? La ragione è semplice. Per mostrare che il pensiero di Todeschini non è stato né un caso isolato né un caso di velleità personale (casi che invece si ritrovano spesso nell’arroganza anche “new age” di certi personaggi che si auto-professano “vati” di una nuova conoscenza), bensì una riconferma nel suo tempo di una realtà universale che anche altri hanno percepito in varie forme e modalità, e che poi hanno sviluppato nei modi più congeniali ai loro tempi, al loro carattere e alla loro cultura. Il fatto che anche altri abbiano fatto le stesse deduzioni seppur da differenti punti di vista, non fa che convalidare potentemente l’opera di Todeschini. Ma quella “Grande Realtà” è sempre la stessa, al di fuori del tempo e dello spazio, e Marco Todeschini ha saputo ricordarcelo con estrema puntualità, precisione, forza, laboriosità, onestà intellettuale e morale, coraggio, tenacia e rigore scientifico-tecnologico. Probabilmente tutte queste qualità assieme si potevano riscontrare solo in altro genio vissuto poco prima di lui: Nikola Tesla, il quale come Todeschini proseguiva le sue ricerche con ottimismo e tenacia, completamente incurante delle critiche e del perbenismo del tempo, ma guidato da una forza misteriosa che lo aveva fatto connettere in qualche modo con l’intima struttura dell’universo.

Personaggi di questo genere – anche se costantemente osteggiati dalla “cultura scientifica standard” – operano come campanello di allarme per tutte le persone realmente interessate alla realtà ontologica delle cose e non solo alla rappresentazione che ci fa più comodo (nella nostra quotidiana cecità) di quello che crediamo, vorremmo o ci converrebbe che fosse la realtà. E’ allora fin troppo chiaro che personaggi come Todeschini rappresentano il vero trampolino di lancio della scienza del futuro, una scienza che non disdegnerà mai il metodo fisico-matematico e sperimentale ma il cui scopo sarà anche di unire e non dividere le cose, e di integrarle in un progetto intelligente che sta alla base dell’Universo nella sua interezza, che poi è la vera “mente di Dio”. Questa è sicuramente una tensione asintotica, e non possiamo sapere se l’uomo realmente diventerà sufficientemente maturo per arrivare a questo risultato finale, ma senza dubbio l’approccio Todeschiniano e quello dei suoi simili è l’unico che ci può permettere di percepire la corretta visione del Cosmo e del nostro partecipare ad esso. Ne consegue allora che, se questo sarà il futuro della scienza umana, allora non si tratterà più di una “scienza” recintata a scomparti in tanti “circoli Pickwick accademici” bensì di una scienza interamente dedicata all’umanità nella sua interezza, non solo come principi della fisica in sé, ma anche come applicazioni tecnologiche. Senza ombra di dubbio un giorno, se veramente riusciremo a trovare e a utilizzare nuove propulsioni per il volo spaziale oppure a curare il corpo utilizzando energia bioradiante, ci ricorderemo tutti di Marco Todeschini, colui che aveva avuto la rara sensibilità e predisposizione a sintonizzarsi con le vere leggi dell’infinito, e il coraggio e la tenacia di lanciare la palla oltre il fosso. Tutte queste qualità ce le ricorda ancora oggi la figlia di Marco Todeschini, Antonella Todeschini, la quale con grande ottimismo, serenità e abnegazione si è adoperata affinché la fiamma intellettuale e spirituale di suo padre continuasse ad ardere nelle menti e nei cuori di coloro che aspirano ad una piena conoscenza della Verità. E un grande merito va a Fiorenzo Zampieri e all’instancabile opera di divulgazione del suo gruppo A.C.N.R., per aver fatto conoscere nell’arco di tanti anni l’operato di Todeschini, e per aver assemblato adesso un volume così completo e aggiornato sull’opera di questo grande scienziato. Sarà poi compito di quelli che saranno gli uomini di scienza di domani raccogliere i frutti e sviluppare ulteriormente questo prezioso sapere nonché metodo di approccio alla conoscenza.

 

Cesena, Giovedì 5 Aprile 2007

 

 

Dr. Massimo Teodorani, Ph.D.

Astrofisico e Scrittore di Scienza

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